IN BREVE
DATA: 17 - 18 NOVEMBRE 2012
ORARI: 9.00 - 20.00
BIGLIETTI: 6 euro (3 euro ridotto)
INFOLINE: T. 049/840111
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MARIO VIDOR - PARIS

Credo che ogni scatto sia un gesto di amore, che parli di noi ad un livello subconscio, e che tradisca molto della nostra umanità nascosta. Ogni fotografia è un autoritratto. Ogni luogo è uno spazio per l’interpretazione. Ogni viaggio è un’esperienza che va oltre. Tutto inizia dal cielo, che qui avvolge come un lenzuolo la città. La luce filtra timida e omogenea. Si percepisce un battito. ‘Île de la Cité’ è la sacca embrionale dove pulsa un cuore sacro. ‘Notre Dame’. Nostra Madre. Tra le acque che tutto trascinano al mare, la vita si è aggrappata alla terra e su di essa ha stanziato la visione di una città in miniatura. È un principio ordinatore che conquisterà altre sponde. Il ‘Pont Neuf ’ è una via d’uscita prima ancora che d’entrata. Ben presto la nostra vista desidera abbracciare altre terre, altre madri. Nascono così case, edifici, palazzi e giardini, scuole e musei, tribunali e tanto altro. È il trionfo dell’arco della vita, teso sempre verso il futuro, ignoto e mai troppo distante. Ci appare il destino: una giostra da fissare come bambini mentre scorre avanti. Per qualche attimo siamo muti, in equilibrio tra ciò che è stato e sarà. Le immagini fatte di pietra sono ormai un ricordo e ci troviamo incerti ma curiosi dell’avvenire. Lo sguardo scivola rapido su superfici sgombre e astratte. Sono visioni dominanti ma rassicuranti quanto il nome che portano. Così giungiamo ad un nuovo arco. La vita, questa volta, scorre di sotto. La città è cresciuta e lo siamo anche noi. Ci giriamo intorno in cerca di un riferimento, di una ragione. Nella nebbia tutto sfugge, anche l’orizzonte. Infine ci ritroviamo nella ‘vecchia torre di ferro’ che tutti riporta al cielo, dove questa storia ha avuto origine. È il momento di salutare la città e tornare laddove siamo partiti. Nel pensare a questo libro ho pensato a Mario Vidor, e poi a Parigi. Ho immaginato un diario e ne ho strappato 25 pagine.

Steve Bisson